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Utente: rubikk
Sono un ragazzo bello, simpatico e intelligente... ma soprattutto bello... e simpatico... e intelligente... ma soprattutto-tutto modesto...

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PERCHE'

Ti ho vista e ti ho desiderata, per come sei diversa da me, per come sei migliore di me. E ho capito che siamo due metà della stessa anima, perchè mi hai guardato come se non esistesse altro, perchè quando ti guardo non esiste niente altro. Perchè hai trovato qualcosa di buono in me, perchè grazie a te in me è nato qualcosa di buono. Per come mi tocchi, perchè ogni volta che ti tocco ho paura che tu possa dissolverti tra le mie dita. Per le tue labbra che non sono mie, per il desiderio che un giorno possano diventarlo. Per ogni sorriso che mi hai regalato, perchè ogni volta è come se tutto diventasse più chiaro. Per il fuoco che hai acceso e che non posso nè voglio spegnere. Per le tue mani che hanno stretto le mie e per come in quei momenti ho sentito che non avrebbe potuto essere diversamente. Per i tuoi occhi limpidi che hanno guardato me e ciò che di più nascosto c'era in me senza temere le conseguenze... per quegli occhi grandi che sono come calamite da cui non riesco ad allontanarmi. Per il tuo corpo delicato che vorrei stringere fino a farti male e che non posso avere vicino perchè mi fa male. Per le parole che hai detto, per quelle che ho detto io, per quelle che avremmo voluto dire e forse non diremo mai, per i sogni, per le speranze, per le illusioni, per le scoperte, per i sentimenti, per i pensieri, per le azioni e le reazioni, per il tempo, per le coincidenze, per la casualità. Perchè starti lontano è una tortura, perchè l'idea non poterti avere solo per me mi uccide poco a poco, perchè non sono in grado di dimenticarti, perchè non voglio dimenticarti. Perchè non posso forzarti e invece vorrei farlo, perchè rispetterò i tuoi desideri anche se dovrò soffrire... e so che ne soffrirò. Perchè sei importante e non so come dimostrartelo, perchè probabilmente non basterebbe. Perchè non averti mi fa stare male, perchè so che non proverei tanto dolore se non fossi assolutamente convinto che non sei mai stata nè sarai mai un capriccio. Perchè sono consapevole di quello che potresti diventare e un po' ne sono spaventato, perchè sono terrorizzato al pensiero che potresti non diventarlo mai. Per le lacrime che ho versato, per i sorrisi che mi hai regalato... per le lacrime che verserò e i sorrisi che mi regalerai. Perchè in fondo so che non è un caso se ci siamo incontrati e non voglio vivere col rimpianto di non averci provato. Perchè sto male per te e senza di te sto peggio. Per ciò che è stato e non sarà più, per ciò che potrebbe essere, per i miei desideri e le tue necessità. Perchè tu vieni prima di tutto, perchè io a volte lo dimentico. Perchè io sono egoista, geloso, stupido, infantile, presuntuoso, seccante, indisponente, provocatore, lunatico, malinconico, inutile, vuoto, sterile... perchè io sono IO solo se TU mi stai accanto.
V. ©



I love scrivere libero

Vorrei...

Dimenticare
Diventare un calciatore professionista
Giocare a pallone tutte le volte che posso
Imparare a giocare a golf
Innamorarmi di nuovo
Ubriacarmi per non pensare a lei
Imparare a suonare la chitarra
Cantare... non solo sotto la doccia
Laurearmi prima di raggiungere l'età pensionabile
Avere dei figli
Correre per liberare la mente
Fare un sacco di soldi
Comprare una Porsche
Riparare il portatile
Imparare a usare Photoshop
Giocare a rugby
Comprare e leggere tutti i libri che mi interessano
Imparare ad andare sui pattini
Andare in Oriente
Viaggiare...
Guardarla negli occhi e vederci l'amore
Aprire un bar
Aprire una libreria
Aprire un bar-libreria :)
Sentire live i miei gruppi preferiti
Comprare solo cd originali
Scrivere un libro
Ritrovare la serenità
Sentirmi dire che ho dei bellissimi occhi
Comprare e arredare la MIA casa
Veder crescere i fratelli
Fare un viaggio "On the road" negli USA
Tornare a fidarmi di tutti
Dare un senso alla vita e alla morte
Chiacchierare con le persone a cui voglio bene
Essere fiero di me
mercoledì, 17 giugno 2009

Di cio' che era e che non sarà più

Sbagli, solo tanti sbagli.
Non sono perfetto, mi dispiace. Avrei tanto voluto esserlo, per te, per lei, per altri, per tutti. Non per me che non ne sento il bisogno.

Solo punti interrogativi in una testa che non ce la fa... su un corpo che non ce la fa.

Stanco da morire, di tutti, di me. Di quello che non sono più. Ditemi come si fa a tornare indietro, a dimenticare, a perdonare e farsi perdonare. Dove è nascosto l'entusiasmo, la voglia, la VOGLIA di un tempo che è stato e che ora a malapena ricordo.

Spento e sconfitto dal mio desiderare intenso e dal frapporgli ragioni che ora non so più considerare valide.

Quante cose ho perso? E chi posso biasimare se non me stesso?
Mai avrei pensato di poter camminare a spalle curve, mai ho considerato neppure lontanamente l'idea che un giorno mi sarei sentito sconfitto... oggi pero' è così e rialzarsi stavolta è duro, come se la pressione di passato, presente e futuro frullati assieme mi tenesse schiacciato al terreno.

Cerco di liberarmi di me, delle mie manchevolezze in nome di pregi che mi sono illuso di avere. Neppure io farei affidamento su di me.

Diventa tutto così inutile quando cio' che ritieni importante si allontana fino a perdersi all'orizzonte, là dove lo sguardo non puo' arrivare.
postato da: rubikk alle ore 16:00 | link | commenti (3)
categorie: stanchezza, confusione, insofferenza, mancanze
martedì, 02 giugno 2009

Dell'acqua che vien giù dal cielo

Tic...
Una goccia, viene giù dal cielo. L'aria ha un profumo diverso quando sta per piovere, odora di... "bagnato", non saprei come altro dire.

Tic...
Guardo in su, e già, pare proprio che stia per mettersi a piovere. A dissipare dubbi e speranze residue un'altra goccia che mi è appena precipitata in un occhio. Mi sono sempre chiesto come sia statisticamente possibile che se alzi la testa quando sta piovendo è certo che resterai accecato.

Tic, tac, plinf, pluf...
Ora piove più forte, dovrei sbrigarmi a tornare dentro. Invece indugio, voglio restare per un po' qui, sotto l'acqua che mi scorre dalla testa lungo le spalle, fare da tramite tra cielo e terra. C'è una cosa che non faccio da tempo, non so nemmeno perché, ad un certo punto della ma vita, abbia smesso di farla. Probabilmente è la paura di rendermi ridicolo ("sei cresciutello per metterti a fare certe cose, non ti pare?" - "No, oggi no"), un'altra sciocchezza che continua a condizionare la mia vita.

Tic, tic, tiritiritiritiritiritiritiritic...
Col viso ancora rivolto al cielo e gli occhi chiusi apro la bocca, ho voglia di assaggiare la pioggia. So cosa state pensando: "in fondo è acqua, che sapore vuoi che abbia? Al massimo ti lascerà un retrogusto di gas nocivi!". Invece io penso che la pioggia abbia il sapore delle nuvole; è vero, personalmente non ho mai assaggiato una nuvola, ma mi piacerebbe farlo... quando il cielo è sereno le nuvole sembrano fatte di zucchero filato, devono necessariamente essere deliziose. E vorrei mangiarne una, solo per scoprire che hanno il sapore della pioggia, come è giusto che sia.
La pioggia ha il sapore dell'infanzia, degli ombrelli tenuti da mamma e papà, delle scarpe zuppe e dei pantaloni fradici, perché quando hai 6 anni e il cielo sembra così lontano la pioggia si ferma a terra, diventa pozzanghera in cui sguazzare, tentazione irresistibile di allungare almeno un piedino.

Tic...
Sarà meglio rientrare, non sono più un bambino. Oggi ogni goccia è un ricordo, di quelli che fanno male quando piove forte, di quelli che immalinconiscono quando è pioggerellina leggera e fitta.
Asciughiamo per bene la testa e torniamo alla solita vita, tra poco smetterà di piovere.

ON AIR: Billie Myers - Kiss the rain

postato da: rubikk alle ore 23:53 | link | commenti
categorie: ricordi, malinconia, pioggia
lunedì, 25 maggio 2009

Del farsi trovare senza cercare

Sono a disposizione, raggiungibile attraverso svariati (fin troppi!) mezzi di comunicazione.

Ma non ho più voglia di cercare, nè di cedere, nè di preoccuparmi (quasi sempre inutilmente)

Chiamatemi e "sarete risposti"

ON AIR: The Clash - Should I stay or should I go

postato da: rubikk alle ore 23:17 | link | commenti
categorie: insofferenza, attese
lunedì, 18 maggio 2009

Del desiderio di avere sangue blu e altre fantasie

Salve a tutti, mi presento, sono V. [ogni riferimento a nomi o proprietari di blog realmente esistenti è puramente casuale] e sono un Principe Azzurro.

O meglio, lo ero. Si, perchè da ragazzo avevo un sogno, volevo una favola che parlasse di me, una favola che i papà avrebbero raccontato alle loro figlie prima di lasciarle addormentate a sognare un mondo di cui avrebbero potuto essere regine. Soprattutto, volevo una principessa da salvare e con cui poter vivere "per sempre felici e contenti". Per questo anni fa mi iscrissi all'Università delle Nobili Gesta, facoltà di principismo (nome stupido, pensavo, ma quel che importava era il risultato). A dispetto delle difficoltà mi laureai col massimo dei voti, corsi di galanteria, portamento, dizione, bacio romantico, tutti superati brillantemente.

All'epoca pensavo che il futuro sarebbe stato radioso, ma una volta fuori ho dovuto fare i conti con la realtà. Il mondo era pieno di principi di ogni colore (rossi, neri, verdi e chissà quanti altri), tutti con qualche potente santo in paradiso più di me. Le principesse sembravano essere tutte già prese ed io che sognavo un paese in cui splendesse sempre il sole e gli uccellini cinguettassero tutto l'anno ero riuscito a ottenere soltanto un impiego come principe CO.CO.CO. in un regno così piccolo che sembrava cercasse di soffocarmi.

Ciononostante non persi la speranza, ricordavo bene il mio sogno ed ero ancora ingenuo da credere che con costanza e buona volontà sarei riuscito a vederlo concretizzarsi. Così continuai a cercare, fino a trovare una principessa che sembrava in difficoltà. Ancora oggi mi chiedo come ho fatto ad essere così stupido, così cieco, saranno stati i suoi occhi dolci e profondi, chissà... sta di fatto che lei non aveva alcun bisogno di essere salvata ed io non me ne resi conto. Insistei, fui paziente, ci misi tutto me stesso, con l'unico risultato di rendere un mucchio di persone "infelici e scontente".

Il mio fallimento non passò inosservato; difatti al termine del mandato il mio contratto non fu rinnovato e mi ritrovai senza più un lavoro ma soprattutto senza quello che avevo da sempre voluto fare. Probabilmente avevo sopravvalutato le mie capacità, forse non era destino che diventassi un principe azzurro. Mi sentivo sconfortato, e solo... e più di tutto rimpiangevo la principessa che credevo mi avrebbe completato e reso felice. La sera, prima di addormentarmi, lasciavo che a cullarmi fossero i bei ricordi dei tempi andati, consapevole che durante la notte quelli brutti mi avrebbero svegliato di soprassalto.

Ma sapete come si dice, vero? Il passato è passato, e di sogni non si vive. Così ho venduto il mio cavallo per comprare un'incudine e ho deciso di diventare fabbro. E' un lavoro noioso, faticoso ma mi dà di che vivere e questo è più che sufficiente.

Questa è la mia storia, io sono V. e sono un ex-principe azzurro...



...ma nonostante tutto conservo ancora con immensa cura un vecchio baule, dentro c'è un vestito color turchese. A volte apro il baule e resto per un po' a fissarlo, con la speranza che un giorno tornerò a indossarlo...

ON AIR: Hammock - I can almost see you

postato da: rubikk alle ore 21:22 | link | commenti (1)
categorie: scrivere, storie, sentire
mercoledì, 06 maggio 2009

Delle assenze (s)forzate

Mi mancavi, sai?

Mi mancavano le tue mani che non mi hanno mai accarezzato. Mi mancava immaginarle muoversi sui tasti a comporre parole come riflessi di pensieri e desideri, di ansie e paure e gioie, di pentimenti e turbamenti.

Mi mancavano i tuoi occhi in cui non ha mai guardato. Mi mancava sentirmi scrutato, analizzato, a volte compreso ed altre un po' meno, mi mancava il tuo sguardo curioso che conosco d'istinto.

Mi mancava il tuo sorriso. Il suono di una risata che non ho udito e che pure riecheggia tra le nude pareti del mio cuore in affitto.

Mi mancavano la tua malizia e la tua innocenza, il tuo essere così ed anche diversa.

Perchè aldilà dello strano modo in cui ci siamo trovati "ormai ci sei, e quando non ci sei si sente".

ON AIR: Afterhours - Baby Fiducia

postato da: rubikk alle ore 20:17 | link | commenti
categorie: mancanze
lunedì, 04 maggio 2009

Del profondo io e di altre disfunzioni percettive

Una sedia.

Sola.

Al centro di una stanza.

Vuota.

E una lampada appesa giusto aldisopra.

Spenta.

Silenzio che si riposa.

Improvvisa, inattesa, una mano gira il pomello, spinge, apre e indaga il muro, sfiora le pareti candide in cerca dell'interruttore. Lo trova, e lo fa scattare.

Luce.

E una stanza vuota, e una sedia. Un corpo segue la mano, e una testa segue il corpo. La testa, e il corpo, e la mano, pensano "che strano, una stanza vuota... ed una sedia". Al centro esatto, che sembra messa lì a bella posta, che quasi non ci si crede, che ti fa venir voglia di partire dai quattro angoli e muovere un passo dopol'altro, tacco e punta, e contarli per vedere se davvero quella sedia è al centro, se è IL centro.

Un po' di timore, ma quel corpo è stanco e la testa lo spinge ad avanzare, per riposare, un momento solo.

"Siedi"

Solo. Su una sedia. Strana banale coppia.

Il corpo è immobile. Le mani immobili. La testa immobile. Se qualcuno entrasse ora potrebbe pensare che sia una statua di cera messa lì a bella posta per spaventare i visitatori. Ma la luce proietta il suo cono e a guardare bene si coglie il battito delle ciglia, inconsapevole contrazione. Se poi riesci a far silenzio, ma silenzio davvero, star muto, immobile, puoi sentire lieve il respiro e scorgere impercettibile l'alzarsi e abbassarsi del torace.

Solo. Su una sedia. Ma vivo. E al tempo stesso morto.

In una stanza. Vuota. Eppure familiare.

Guarda dritto davanti e a sè, guarda fuori da una finestra.

"Ma prima c'era già?"
"E se anche non c'era cosa importa?"

Fuori scorrono scene che conosce, ricordi di ciò che era, mentre il cielo ha il colore delle sensazioni di ciò che sarà. Mille sfumature di rosso, e viola, e sprazzi di verde e blu. Oro di sole caldo, lontano, e ancor più lontano un punto, nero di un nero che non è colore, nero di paura e sofferenza.

Le mani tornano a muoversi, scorrono lungo le gambe, si posano sulle ginocchia, fanno da puntello ed ecco, il corpo è di nuovo in piedi. La testa vuole uscire, le pareti iniziano a stringersi, l'aria pare soffocare più che recare sollievo.

Resta una luce.

Spenta.

E una porta.

Chiusa.

Prima o poi tornerà a sedersi su quella sedia, lo sa, è quello l'unico posto in cui può morire sperando di rinascere.
postato da: rubikk alle ore 00:15 | link | commenti
categorie: storie, deliri, stanchezza
venerdì, 01 maggio 2009

Credevo di essere diverso.
Di essere cambiato.
Di aver imparato...

Invece sono sempre [nebulosamente] io.

ON AIR: Marlene Kuntz - Sonica



...fragori e albori di guerre universali, scontri letali...
postato da: rubikk alle ore 13:34 | link | commenti
categorie:
giovedì, 23 aprile 2009

Del bisogno di cambiare e di altre debolezze

Un uomo di rabbia.

Che si lascia infastidire da quello che non può controllare e ancora di più da quello che egli stesso provoca.

Che crede in alcune cose e cerca di convincersi che in realtà non la pensa così.

Che ogni volta che affronta i suoi demoni ne esce irrimediabilmente sconfitto.

Che vorrebbe fare 1000 ed è così stanco e disilluso da riuscire a malapena a fare 10.

Che si domanda se c'è un senso, e quando il senso lo trova si domanda qual è il senso di quel senso.

Che prova sensazioni e non le butta fuori per paura che, e quando invece non prova nulla vorrebbe sapere dove sbaglia.

Che non è cattivo e invece dovrebbe, che non è insensibile e invece dovrebbe, che dice di lasciarsi scivolare le cose addosso e lo vorrebbe... ma all'atto pratico non ci riesce.

Che si comporta come un asociale perché è stanco della "socialità" che lo circonda.

Che scrive parole che poi non ha voglia di rileggere e che non pronuncia parole che vorrebbe urlare forte.

Che fuori cerca di essere comprensivo e presente anche quando dentro è vuoto e freddo.

Che si chiede come sta, univoco, perché un pensiero lì c'è sempre.

Che non ha più voglia di.

Che stringe i pugni troppo spesso.

Che si pente di tutti i suoi sbagli, ma di uno proprio no, non ce la fà davvero.

Che ancora immagina ciò che non sarà e si chiede cosa ne sarà... di lui... e del resto.

Che uomo è un uomo di rabbia?

ON AIR: Pino Daniele - Voglio di più



[...]
Io che ho visto un uomo

e una campana
stare insieme a gridare per ore
io che ho visto il mare
oggi sono stanco
[...
]
postato da: rubikk alle ore 21:55 | link | commenti
categorie: rabbia, stanchezza, contrasti
venerdì, 10 aprile 2009

Tremiti

Un terremoto.
Un bella scossa per ricordarci che qui non siamo noi i padroni, che siamo solo affittuari e spesso neppure troppo graditi.

Un tremare e crollare per scoprire la solidarietà e il rispetto? Per rispetto non viene mandato in onda il "Grande Fratello", per rispetto nascono decine di gruppi sui siti di social network ed io mi chiedo: ci sono persone che hanno perso la casa, che hanno visto la propria vita crollare e ridursi in frammenti come i palazzi da cui sono miracolosamente riuscite a scappare, ci sono persone che hanno perso amici, familiari... qualcuno pensa davvero che si preoccupino se il "Grande Fratello" viene trasmesso o meno? O pensano che siano tutti lì a collegarsi ad internet per iscriversi ai gruppi di facebook che esprimono "solidarietà per le vittime della catastrofe" etc. etc.? Pensate davvero che le persone che ora vivono in accampamenti di fortuna si preoccupino se voi accendete delle candele e le tenete vicino alla finestra per una notte? Non vi sembra una cosa priva di senso? Serve forse ad acquietarvi l'anima e permettervi di dormire più sereni "perché vedete? io ho acceso una candela, non sono mica un insensibile!".

Io non ho ceduto, non mi sono iscritto a gruppi di sostegno virtuali, non ho listato a lutto la mia pagina, non perché non abbia a cuore quel che è successo bensì perché mi sembrano gesti così stupidi... così inutili. Ho pregato per chi non c'è più e per chi è rimasto (qualcuno potrebbe dirmi che anche questo è stupido ed inutile e forse non ha tutti i torti). Ho seguito e ammirato gli sforzi di chi si sta impegnando per dare una mano, professionisti, volontari, gente comune. Ho cercato di immedesimarmi in chi è rimasto, in chi è sopravvissuto e mentre lo facevo ho provato una sensazione di perdita tanto intensa da farmi venire le lacrime agli occhi.

Così ho realizzato che ciò che ho perso io al confronto è nulla, ma se mi ha fatto così male allora quello che provano queste persone deve essere una sorta di inferno in terra. E mi sono detto che non è giusto, è stato un grido muto che è venuto fuori dall'animo. E' questo il risultato di tanti errori? Ci saranno indagini che probabilmente non lo stabiliranno mai (siamo pur sempre in Italia, no?). Ci sono vite che sono cambiate, che non saranno mai più come prima.

C'è la mia vita che non è più come prima... rubando una frase a una canzone "non può essere mai come ieri" e non la forza con cui lo desideri non cambia certo la realtà.

Per tutti i sogni, grandi e piccoli, che la vita ha infranto...

ON AIR: XTC - Dear God

 

[...]
...sorry to disturb you,
but I feel that I should be heard loud and clear...
[...]
postato da: rubikk alle ore 19:14 | link | commenti
categorie: dolore, contrasti
mercoledì, 18 marzo 2009

Tira e tira, la corda si spezza. Della stanchezza aggettivante e aggettivata

E se dicessi che sono stanco? E se per una volta lo dicessi fuor di metafora?
Ecco, l'ho detto.

Sono stanco delle spiegazioni, delle giustificazioni, del silenzio, della comprensione, delle incomprensioni, dei silenzi, delle assenze, delle partenze, delle fughe, del rancore, dell'odio, dell'affetto e dell'amore.

Stanco di non capire, di parlare, di raccontare, di essere diverso, speciale (speciale?), singolare, sensibile, attento, premuroso, comprensivo, gentile, educato, disponibile, silenzioso, accorto, pulito, impunito, equilibrato, ormai frequentemente squilibrato, fedele, leale, timoroso e timorato (contenuto, sobrio, morigerato).

Stanco di accettare compromessi, di cercarli, costruirli, sopportarli per qualcosa che non c'è, che non c'era, che non ci sarà.

Stanco di essere un bravo ragazzo, di trattenere le parole, non parlare, non urlare, non insultare, non aggredire, discutere, acconciare, sistemare, non picchiare (non alzare le mani, giovanotto!). Non volere ciò che vuoi, non combattere per ciò che vuoi, non parlare con ciò che vuoi, non parlare di ciò che vuoi.

Stanco di tenere tutto dentro e sopprimere e comprimere, schiacciare, dimenticare... DIMENTICARE, e nel frattempo ricordare e rivivere e tornare a sanguinare, gocciolare, rosso e bianco, sangue e pavimento, niente altro negli occhi che ricordi di cose viste ieri e comprese oggi.

Stanco di non guardare, non parlare, non chiamare, non cercarmi, non lo fare, non si può, non è il caso, non sei tu, non ho voglia, non ti amo, non lo avevi capito?, non lo so, non lo dire, non esiste, non è tempo, non aspettare, non sperare (o sarai l'ultimo a morire).

Stanco di me, stanco di te, stanco di noi, ma quale noi? Stanco di un voi che non mi piace, stanco di essi che hanno goduto dello spettacolo senza pagare e sono usciti dal teatro senza applaudire.

Sono stanco di tutti gli aggettivi che ho elencato, di quelli che ho dimenticato, di quelli a cui non ho pensato, di quelli a cui hai pensato tu.
postato da: rubikk alle ore 00:28 | link | commenti
categorie: stanchezza